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Ha ancora senso porsi questa domanda, o almeno in questi termini? Questo non vuole essere l’ennesimo post o articolo che parla a favore o contro gli eventi digitali o virtuali, o che riporta dati, spesso parziali, sulla ripresa degli eventi e il new normal, la nuova realtà che ci troveremo ad affrontare.

Quanto accaduto nell’ultimo anno ha messo così a dura prova gli operatori del settore che ora schierarsi sull’uno o l’altro fronte non avrebbe senso.

È indubbio che il 2020 abbia portato dei profondi cambiamenti nell’industria degli eventi, e non solo, e va riconosciuto che il digitale o in generale le tecnologie sono state di grande aiuto e sono entrate a far parte del nostro quotidiano in modo preponderante. Abbiamo condotto, partecipato attivamente o assistito a innumerevoli webinar, talk e meeting online e forse di qualcuno si sarebbe potuto fare anche a meno, confessiamolo.

La modalità online era, ed in parte lo è ancora, l’unico modo per trasmettere informazioni e contenuti in modo veloce, oltre ad aver rappresentato per molti una vera opportunità. Ad esempio, da oltre un anno coordino e partecipo per conto di un cliente ad incontri settimanali online di networking legati all’innovazione e alle tecnologie, incontri che in precedenza erano organizzati in-person solo una volta al mese, in varie città a rotazione: l’aver trasferito l’iniziativa online ha permesso di aumentarne la frequenza e la partecipazione, oltre ad un reale risparmio delle risorse. E la modalità online rimarrà l’opzione definitiva. 

Si è molto discusso su quale sarà lo scenario futuro, la nuova normalità, e possiamo solo immaginarlo, perché facciamo sempre riferimento a parametri del passato. Quanto riportato in questo tweet fa riflettere, e non poco. 

Con il venir meno degli incontri face to face ci è venuta a mancare anche un po’ di serendipity. 

Personalmente, da Event Manager, ora inizio ad avvertire una certa stanchezza, o vogliamo definirla zoom fatigue, troppi mezzi busti statici, spesso assenza di una regia, per lo meno accennata, ed a volte relatori che sembrano parlare più a sé stessi, incuranti dell’altro

Parafrasando il verso di una canzone di trent’anni fa “cosa resterà di quest’anno 2020”, alcune ipotesi e qualche certezza:

  • gli eventi face to face torneranno, alla grande;
  • nel breve periodo gli eventi face to face potranno registrare una minore partecipazione; 
  • un evento digitale non potrà mai avere lo stesso livello di engagement e di networking di uno face to face;
  • è necessario formarsi e specializzarsi nell’organizzazione di eventi digitali ed ibridi sfruttando anche l’esperienza acquisita nel corso dell’ultimo anno;
  • gli eventi face to face dovranno essere sempre più inclusivi e prevedere una componente “virtuale”; 
  • occorre essere preparati ad una fruizione multimodale dei contenuti: non tutti i partecipanti possono o vogliono partecipare di persona, non tutti preferiscono essere online o, da online poter interagire con chi è in presenza;
  • non importa se si è a capo di una grande azienda, di una micro impresa o si è un professionista, specializzarsi in eventi online ora è non solo un’opportunità, ma anche una vera necessità.

Una semplice precisazione riguardo al titolo del post: il termine evento virtuale è entrato a far parte del linguaggio comune, anche a livello internazionale, un po’ come smart working, che poi tanto smart per alcuni non è stato. Per ora va bene così, ma non per alcuni “puristi” del mondo digitale: quando fra qualche anno la realtà virtuale farà parte del nostro quotidiano sarà meglio chiamare le cose con il loro nome.                                                                                                                      

P.S. Del temine Phygital se ne parla a pag. 55 del libro “Gli eventi: dalla progettazione all’organizzazione”.

Maria Cristina Terenzio 

 

 

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